Via col caos: il pasticcio della libera interpretazione

Editoriali, Seconda lega, Terza lega

Autore Riccardo Vassalli

17 Marzo 2021

Una cosa va detta: la situazione è più che mai confusa. A renderla tale ci sono diverse varianti. Dallo scarica barile delle autorità a un qui pro quo istituzionale. Un vero e proprio pasticcio senza, insomma, che crea ulteriore confusione e tensione a un calcio già malmesso dal punto di vista della comunicazione.

Il caso sollevato ieri da un genitore è finito in prima pagina sul Corriere del Ticino. Perché non è solo calcio, ma anche cronaca, politica e gestione dell’emergenza sanitaria. Se il presidente della Federazione Ticinese Calcio Fulvio Biancardi ha spiegato che si tratta di “applicare le norme”, diversa è l’interpretazione giuridica delle autorità.

Attenzione, perché qui sta il nocciolo della questione: la Lombardia è sì zona rossa, ma non figura tra i Paesi e le regioni considerate a rischio per l’Ufficio federale della sanità pubblica. E raramente lo sarà. Troppo ovvi i motivi per dilungarci ancora.

Ma, quindi, i calciatori italiani possono allenarsi in Ticino malgrado la zona rossa impedisce gli spostamenti salvo per comprovate necessità lavorative e/o di salute? Per Biancardi no, la Prefettura di Como sì (con riserva), per le dogane, invece, si tratta di “responsabilità individuale”.

Cosa dice la Prefettura (e come si interpreta?)

La Prefettura di Como è stata interpellata più volte dalle società ticinesi. Il 12 marzo – spiega il Corriere del Ticino – ha firmato una nota in cui afferma che “gli allenamenti e le gare sportive sono consentiti se comprovati da una dichiarazione rilasciata dalla società sportiva, senza dover effettuare quarantene o tamponi per ogni spostamento”. E fin qui tutto bene. Ma… “si tiene a precisare che non è possibile svolgere gli allenamenti in Svizzera se il campionato è sospeso”. E dunque, come ci si comporta nella situazione in cui il campionato è sospeso, ma ci si sta allenando in previsione di una ripartenza? Domanda senza risposta. Libera interpretazione e via con il caos.

Biancardi non cambia la sua visione. Anche al quotidiano di Muzzano fornisce la versione che ha dato ieri a La Regione. “È una questione politica. Quale autorità dispone la Prefettura di Como? Dal mio punto di vista giuridico non ne ha. Non è corretto quello che stanno facendo…”.

Se arriveranno delle disposizioni chiare e precise non è dato saperlo. Quel che si sa è che il calcio freme dalla voglia di ripartire. E per i campionati regionali si punta a concludere il girone d’andata. “L’obiettivo primario – conclude Biancardi al Cdt – è quello di concludere il girone d’andata”. Anche il responsabile tecnico Livio Bordoli è dello stesso avviso: “Abbiamo bisogno di riniziare. La gente non aspetta altro”.

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