Vedeggio, la forza delle idee

Calcio, Coppa Svizzera, Seconda lega

Autore samumessina

16 Agosto 2026

Il lieto fine non è arrivato, è vero. Nel derby ticinese che ha visto affrontarsi Vedeggio (Seconda Lega) e Lugano (Super League) nel primo turno di Coppa Svizzera 2026 non c’è stata la sorpresa in cui i più romantici un po’, forse, speravano. I biancoverdi sono addirittura andati in doppia cifra e la sfida straordinariamente giocata all’Ail Arena si è conclusa con un netto 10-1.

In un’epoca in cui, però, anche nel calcio apparire conta più di essere, dove chi raccoglie è più bravo di chi semina, il Vedeggio ha ri-confermato di essere una voce fuori dal coro all’interno del panorama cantonale. Ormai da diverse stagioni i blaugrana si riconoscono per stile e fluidità di gioco, per qualità e identità. E dopo un paio di stagioni in cui ci erano andati vicini oggi si sono regalati il sogno di affrontare una delle squadre più forti della nazione grazie alle proprie idee. Sì, perché se i ragazzi di Borsieri potranno raccontare ai loro amici di sempre di aver giocato contro Steffen e Behrens è calcio hanno creduto nelle idee del proprio allenatore e il suo staff. Una metodologia chiara che, allontanando la lente d’ingrandimento, riflette il progetto di una società sana, capace di trionfare nella Coppa Ticino 2025/26 con una delle rose più giovani della categoria e senza mai snaturarsi.

Dalle 16.00 di oggi, tralasciando i numeri e il risultato (che, ovviamente, vuole la sua parte) il Vedeggio ha agito e non reagito, ha giocato e non ha subito la partita. Dopo i primi 10 minuti di comprensibile emozione, Ahmari e compagni hanno provato a far valere la propria identità. Dalla tranquillità con i piedi del portiere Sacchelli, alla sicurezza di Quadri, fino alla spregiudicatezza e qualità del loro numero 10 e capitano. Insomma, nonostante le dieci reti incassate, mister Borsieri non può che essere contento dei propri ragazzi: anche contro il Lugano, il Vedeggio è rimasto Vedeggio.

Il capitolo dei blaugrana in Coppa Svizzera si conclude, ma la sensazione è che la realtà di Cadempino abbia ancora tante pagine da aggiungere alla propria storia.

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