Un cortile e un tuffo nei ricordi

Calcio, Editoriali

Autore Riccardo Vassalli

5 Agosto 2025

È un normalissimo martedì sera della pausa estiva dai campionati. A tratti noioso per la totale assenza di interesse per un altrettanto noioso Malmö-Copenhagen finito 0-0.  Accanto a me il libro di Antonio Conte “Dare tutto, chiedere tutto” che aspetta di essere letto e si propone come fine serata di una giornata tremendamente uguale a tutte le altre. Fino a questo momento. Perché qualcosa richiama la mia attenzione nell’esatto momento in cui mi imbatto sui social in un video che parla di come sono cambiati i tempi grazie (o colpa) al cellulare.

Sono due vocine di due bambini che giocano nel giardino in vista dal mio terrazzo. Il suono è inconfondibile: “GOL”. Un fratello tira, l’altro para. O almeno ci prova, visto che una porta che delimita i confini non esiste e qualsiasi tentativo si trasforma in una diatriba. “alta”, “palo”, “traversa”, “fuori”. Di questi tempi, per fortuna, non hanno ancora inventato il VAR nei giardini privati. Anche perché ci sono sempre meno bambini e ragazzi che giocano per strada o nei campetti, ammesso che esistano i campetti. Ma questo meriterebbe ben altre considerazioni.

Vengo rapito dalla quella sorta di uno contro uno che, inconsapevolmente, sta creando dei ricordi indelebili a quei bambini, che quei momenti li rimpiangeranno tra una trentina di anni, quando chissà cosa ci riserverà il futuro e come si sarà evoluto il calcio. Quella scena mi ha rapidamente riportato indietro nel tempo, quando – alla loro età – non esisteva altro che la partitella con mio fratello e gli amici a fingerci Shevchenko, Vieri e Batistuta. Fino all’imbrunire o fino all’avvertimento della mamma con “è buio, tornate a casa”. Ovvio, minuti di recupero inclusi. Sono cambiati i tempi, ma fino a un certo punto. È il padre a reclamare a figli in casa con un “sono le nove, è ora di andare a letto”. E chissene frega se il pargoletto gli esulta in faccia perché ha appena “sganciato una bomba come Haaland”.

Tre minuti di sana gioventù che, almeno per me, non torneranno più. Ma sono certo di essere in buona compagnia. Tre minuti di sana gioventù per farci capire che passeranno anche le estati, ma che il calcio vero parte da partitelle strane e improvvisate  che restanno per sempre il sapore più dolce del significato “nostalgia”.

Di questi giorni, per restare in tema, sta spopolando su YouTube un video dal sapore altamente nostalgico dal titolo “ultimi cinque minuti della partita più tesa della storia”. Se non avete capito il significato di quanto scritto sopra, lì troverete le risposte.

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