Nemo proheta in patria

Calcio, Euro2024

Autore Riccardo Vassalli

15 Luglio 2024

Abbiamo sempre provato a cercare il lato romantico di Euro24, come cercatori di oro nel deserto assetati di qualcosa che sappia andare oltre. Oltre alla superficialità, che sia un gol in extremis o la giocata di classe. Abbiamo provato a superare la barriera delle emozioni, a palleggiare con storie e momenti che, in un modo o nell’altro, lasciano il segno.

Abbiamo scritto del gol del predestinato Yamal, della storia di Eriksen, dell’addio al calcio di Kroos, della serata da ricordare della Svizzera e della carezza del destino alla famiglia Merino. Non abbiamo scritto niente sulla Spagna, intesa come organizzazione di gioco. Non perché non sappia regalare emozioni, altroché, ma forse perché troppo facile farlo dopo essersi cucita addosso l’etichetta di favorita.  Troppo facile farlo dopo aver preso a pallonate qualsiasi avversario capitato sotto tiro. Insomma, il successo della Spagna è voluto, sudato, cercato e per questo meritato (con lode). Perché De la Fuente ha orchestrato una macchina quasi perfetta che vanta individualità di cui sentiremo parlare. Altre, invece, hanno già fatto parlare di sé o lo stanno facendo in queste ore.

È il caso dell’uomo copertina del nostro Europeo, quell’Alvaro Morata capitano della nazionale spagnola. Eppure tra i più criticati delle furie rosse. ‘Nemo propheta in patria’, si leggeva nel vangelo. Anche se il calcio centrava poco e niente. Alvaro ha bucato la Croazia e poi più nulla. O meglio, poi tanta corsa, tanto lavoro sporco, tante sportellate e tanto sacrificio. Energie perse per una corsa difensiva in più, il piede mai tirato indietro a cospetto di un tabellino che sì non avrà fatto felici gli spagnoli, ma che non può essere giudice di chi per vocazione ha servito il suo paese con gli occhi assatanati.

Mentre la Spagna volava, il cuore di Alvaro lacrimava. Deve averne lette tanto per affermare “Amo la Spagna, ma sono più felice quando sono fuori”. Una frase forte, detta anche per difendere una famiglia (splendida), troppo spesso oggetto di insulti e minacce per dei gol che non arrivavano, per dei palloni persi, per dei risultati deludenti.

Altrove, leggasi Milano, Morata ci andrà. Sarà la prima tappa da cui ripartire dopo l’Europeo vinto da capitano. La valigia peserà un po’ di più, il cuore anche. Perché casa è casa, anche per chi fa fatica a riconoscersi in essa. La vera casa, il vero rifugio, di Morata sono stati sua moglie Alice e i suoi piccoli figli, corsi ad abbracciare subito dopo il fischio finale. L’abbraccio che mette il sipario sul nostro Euro24, che non ci avrà sempre fatto divertire ma da cui abbiamo imparato che essere umani è più bello che essere e basta.

“Credo negli essere umani, che hanno il coraggio. Coraggio di essere umani”.

Articoli correlati

calcio ticinese