Identità e coraggio, soprattutto quando le certezze sembravano cominciare a vacillare. Il calcio, prima ancora che di uomini e risultati, è fatto di idee. E quelle di Mattia Croci-Torti hanno riportato il Lugano nel tabellone principale di una competizione europea. Sarà ancora Conference League per i bianconeri, capaci di trovare alla Batumi Arena lo strappo decisivo per eliminare il Maccabi Tel Aviv.
Ci voleva, questa Europa. Serviva per restare aggrappati al primo grande obiettivo della stagione, ma anche per dare valore, credito e sostanza a un percorso impegnativo, cominciato un mese fa con una missione precisa: conquistarsi ancora una volta un posto tra le protagoniste continentali.
Un traguardo che, forse sbagliando, alle nostre latitudini si tende ormai a considerare quasi normale. Eppure di scontato non c’è nulla. Non lo sono i turni preliminari, con i loro viaggi, le insidie e le partite che possono cambiare una stagione già nel cuore dell’estate. E non lo è nemmeno la capacità del Lugano di presentarsi puntualmente all’appuntamento con l’Europa.
Forse non ci siamo ancora abituati fino in fondo. Ma questa volta sarà persino più bello. Il Lugano potrà finalmente giocare le proprie partite europee davanti al suo pubblico, senza valigie e senza essere costretto a emigrare oltre Gottardo. La Conference League all’AIL Arena avrà un sapore diverso: più autentico, più intimo, finalmente davvero ticinese.
Gli applausi vanno a una squadra che ha affrontato l’inizio della stagione con il piede sull’acceleratore. Le convincenti prove nei preliminari e il secondo posto in Super League, a una sola lunghezza dallo Young Boys, autorizzano a guardare avanti con fiducia. Non sono ancora una sentenza, naturalmente, ma rappresentano segnali importanti: il Lugano c’è, ha idee riconoscibili e continua a crescere senza tradire la propria identità.
Dentro questo avvio brilla anche Moncada. Partita dopo partita, l’onduregno sta confermando di essere un innesto di spessore. Il piano di Croci-Torti appare chiaro: accompagnarne la crescita con misura, concedergli tempo e responsabilità senza caricarlo di pressioni inutili. È il modo più saggio per proteggere un talento e permettergli di sbocciare.
Se continuerà lungo la strada intrapresa, il Lugano potrebbe davvero ritrovarsi tra le mani una perla. Una di quelle destinate, probabilmente, a essere soltanto di passaggio in Ticino. Ma il domani può aspettare.
Oggi bisogna godersi Moncada, il Lugano e quella Conference League che finalmente entrerà nella nuova casa bianconera. Il primo obiettivo è stato centrato. E non era affatto scontato.







