Le “quattro stagioni” del Locarno, Malcantone a testa alta e una regola beffarda

Calcio, Editoriali, Prima lega classic, Seconda lega interregionale

Autore Riccardo Vassalli

13 Giugno 2026

“Per quanta strada ancora c’è da fare, amerai il finale”. Cesare Cremonini lo cantava in Share the love, il Locarno se lo canticchiava come mantra metaforico da quando è stato rispedito all’inferno della Quinta Lega nel 2018. Sono passati otto anni e il Locarno è tornato.

Esce con il petto gonfio di orgoglio e gioia da un temporale che ha attraverso tutte le quattro stagioni: dalle vittorie in “carrozza” nei bassi fondi, alla Terza conquistata dopo un testa a testa contro il Ravecchia, alla Seconda dominata per poi provarci sì, ma senza successo due volte.

C’è riuscito al primo tentativo Matteo Morandi, arrivato in fretta e furia a pochi giorni dalla ripresa in estate nel bel mezzo di una tempesta societaria. Bravo è stato il tecnico a non rendere vano il lavoro del suo predecessore Frigomosca, a portare le sue idee, a coinvolgere maggiormente i giovani e farli crescere all’ombra di giocatori più esperti e navigati, su tutti quel Mirko Facchinetti che – oggi più di ieri – occupa un posto d’onore nella storia del FC Locarno.

Brava è stata la società – guidata da Tiziano Ronchetti e lady – a fidarsi ciecamente su di lui e non riflettere il trambusto dell’esterno al fattore campo. La Prima Lega è realtà e in fondo è il minimo palcoscenico dove deve giostrare chi porta sulle spalle e sul petto onere e onore delle bianche casacche.

Se il calcio ticinese può rallegrarsi di aver riportato una nobile nell’anticamera del professionismo, l’altra faccia della medaglia è dover assistere alle lacrime del Malcantone di Copelli, primo a pari merito e dietro in classifica solo in virtù di una regola tanto bizzarra quanto crudele: il fairplay, primo criterio preso in considerazione in caso di arrivo a pari punti. All’idea che un campionato e una promozione possa decidersi grazie al fairplay, ormai, ci stiamo tristemente abituando. Anche se probabilmente resta il criterio meno adatto e indicativo per stabilire chi può festeggiare e chi no. Impossibile non provare empatia nei confronti di un Malcantone sognava l’impossibile e per lunghi tratti lo stava realizzando. La pazza rimonta del Locarno a Emmenbrücke ha spezzato i sogni di gloria, ma non cancella un cammino esaltante e vicino alla perfezione. Alla dura legge del “cartellino”, oggi, si inchina il Malcantone. In passato è toccato ad altri e ad altri, forse, toccherà. Sempre che chi prende le decisioni non decida di rivedere le regole, quanto meno in categorie che dovrebbero avvicinarsi al calcio “vero”.

Articoli correlati

calcio ticinese