“Per quanta strada ancora c’è da fare, amerai il finale”. Cesare Cremonini lo cantava in Share the love, il Locarno se lo canticchiava come mantra metaforico da quando è stato rispedito all’inferno della Quinta Lega nel 2018. Sono passati otto anni e il Locarno è tornato.
Esce con il petto gonfio di orgoglio e gioia da un temporale che ha attraverso tutte le quattro stagioni: dalle vittorie in “carrozza” nei bassi fondi, alla Terza conquistata dopo un testa a testa contro il Ravecchia, alla Seconda dominata per poi provarci sì, ma senza successo due volte.
C’è riuscito al primo tentativo Matteo Morandi, arrivato in fretta e furia a pochi giorni dalla ripresa in estate nel bel mezzo di una tempesta societaria. Bravo è stato il tecnico a non rendere vano il lavoro del suo predecessore Frigomosca, a portare le sue idee, a coinvolgere maggiormente i giovani e farli crescere all’ombra di giocatori più esperti e navigati, su tutti quel Mirko Facchinetti che – oggi più di ieri – occupa un posto d’onore nella storia del FC Locarno.
Brava è stata la società – guidata da Tiziano Ronchetti e lady – a fidarsi ciecamente su di lui e non riflettere il trambusto dell’esterno al fattore campo. La Prima Lega è realtà e in fondo è il minimo palcoscenico dove deve giostrare chi porta sulle spalle e sul petto onere e onore delle bianche casacche.
Se il calcio ticinese può rallegrarsi di aver riportato una nobile nell’anticamera del professionismo, l’altra faccia della medaglia è dover assistere alle lacrime del Malcantone di Copelli, primo a pari merito e dietro in classifica solo in virtù di una regola tanto bizzarra quanto crudele: il fairplay, primo criterio preso in considerazione in caso di arrivo a pari punti. All’idea che un campionato e una promozione possa decidersi grazie al fairplay, ormai, ci stiamo tristemente abituando. Anche se probabilmente resta il criterio meno adatto e indicativo per stabilire chi può festeggiare e chi no. Impossibile non provare empatia nei confronti di un Malcantone sognava l’impossibile e per lunghi tratti lo stava realizzando. La pazza rimonta del Locarno a Emmenbrücke ha spezzato i sogni di gloria, ma non cancella un cammino esaltante e vicino alla perfezione. Alla dura legge del “cartellino”, oggi, si inchina il Malcantone. In passato è toccato ad altri e ad altri, forse, toccherà. Sempre che chi prende le decisioni non decida di rivedere le regole, quanto meno in categorie che dovrebbero avvicinarsi al calcio “vero”.







