Le lacrime del giorno dopo. L’impresa nell’impresa di Baldo, un tifo incredibile e un Chiasso che ha bisogno di amore

Challenge league, Editoriali

Autore Riccardo Vassalli

21 Maggio 2021

Ci rivedremo, caro Chiasso. In Promotion League, ma ci rivedremo. Banale e scontato. Da domani sarà più facile mettere a fuoco che il Ticino calcistico ha perso dopo undici anni il suo pezzo di storia in Challenge League, la categoria che più ti appartiene. Da domani, ma non da oggi.

Perché oggi c’è ancora (troppo) spazio per le emozioni. C’è ancora qualche lacrima sul viso di incredibili tifosi, che mai ti hanno lasciato solo. Con mai si intende mai. Si intende al gelo, si intende con la pioggia, si intende anche quando le normative anti Covid vietano l’ingresso allo stadio. C’è ancora qualche occhiaia a fare da cornici a occhi spenti e vuoti di tifosi, appassionati, anziani e meno anziani che la maglia del Chiasso non la indossano, ma la vivono. Forse anche più di chi dovrebbe.

E poi ci sono i giocatori, ancora abbacchiati e disperati per non essere riusciti in un’impresa a cui credevano. E peccato per quel silenzio stampa imposto al termine della partita che ha sancito la retrocessione. Comprensibile la delusione e l’amarezza, ma siamo più che sicuri che la maggior parte di loro ci avrebbe messo la faccia, seppure coperta dalle mani per nascondere la lacrime. E per un popolo di poche anime, che vive per questi colori, sarebbe pure stato doveroso.

Fa male al Ticino salutare la serie cadetta dopo una vittoria, non sufficientemente utile per scavalcare lo Xamax nella differenza reti. Al Chiasso, ai tifosi, al mister, ai giocatori, va il merito di averci provato fino alla fine. Va il merito di aver reso quasi possibile l’impossibile. Alzi la mano chi, dopo le due reti in 26 minuti, non ci credeva.

E poi c’è Baldo Raineri. Da quanto un allenatore non completava la stagione intera sulla panchina rossoblù? Lui stesso, l’uomo delle scorse salvezze, ha meriti che vanno oltre le contestazioni dei tifosi. Baldo Raineri ha, chiaramente, le sue responsabilità essendo la persona che guida la squadra. Ma è lo stesso allenatore osannato qualche mese fa, lo stesso che ha portato una squadra data per spacciata a inizio a stagione a giocarsela fino agli ultimi 90′ della stagione. Lo stesso che la faccia ce l’ha messa, nel bene e nel male. E tante volte, anche nel calcio, essere uomini conta di più di essere bravi professionisti.

Da domani è già tempo di ripartire. Sì, ma come? Una domanda per ora senza risposte. Perché del futuro rossoblù si sa poco, se non che sarà la Promotion League la categoria d’appartenenza. Ci sarebbe da ripartire dai giovani, magari prodotti in Ticino (e non ci si venga a dire che non ce ne sono), capaci di riattivare l’interesse del Ticino dalle parti del Riva IV. Ci sarebbe da ripartire con un’idea, che spesso non basta per affermarsi in 1LP.

Ci sarebbe da ripartire, magari lasciandosi trasportare dall’entusiasmo e la gioia di vivere Chiasso dei propri fedelissimi, senza volerli allontanare di forza perché capaci di esprimere le proprie (anche scomode) opinioni.

(RV)

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