L’addio al calcio (degli attivi) di Michele Tundo: “Più di uno sport. Ricordi fantastici. Bellinzona e Locarno le tappe più importanti”

Calcio, Terza lega

Autore redazione

16 Gennaio 2024

Michele Tundo ha detto basta. A 38 anni raggiunti e tantissimi gol segnati su e giù per il Ticino, l’ex attaccante di Bellinzona, Locarno, Giubiasco, Carassesi, Semine ha deciso di appendere gli scarpini (nel mondo degli attivi) al chiodo.

Michele, a 38 la decisione di appendere le scarpe al chiodo. Scelta non semplice, immagino…

“No, tutt’altro che semplice. Mi sono preso infatti un lungo periodo di riflessione per pensarci bene (praticamente tutto il girone di andata). I miei figli, che sono i miei primi tifosi, non volevano assolutamente che smettessi”.

Cosa ti ha dato il calcio?

“Il calcio mi ha dato tantissimo a livello sportivo e personale. Mi ha fatto crescere come persona, incontrare persone fantastiche, conoscere amici (ho ancora molti contatti con amici conosciuti sui campi). Tutto questo è bellissimo. Il calcio per me non è mai stato solamente uno sport. Ho sacrificato giornate e fine settimana. Quante sere o week-end passati a casa a fare niente invece di uscire o andare via, solamente perchè c’era la partita…Per info, chiedere a mia moglie (ride ndr). A 37 anni mi sono rotto il crociato e ho fatto di tutto per essere di nuovo in campo in 3° lega. Ci sono riuscito tornando a segnare e salvare la mia squadra”.

Bellinzona e Locarno le esperienze più significative?

“Potrei dire le esperienze più importanti, che mi hanno fatto prendere consapevolezza delle mie qualità e forse…sognare di fare del calcio il mio lavoro… E poi due esperienze bellissime che mi rendono orgoglioso: il torneo di pasqua con il Bellinzona (con tanto di trofeo come miglior giocatore) e l’esperienza in Challange League con il Locarno: giocare alla Pontaise contro un certo Chapuisat non è da tutti. Anche la Convocazione in Region’s Cup è stata una bellissima esperienza: rappresentare la Svizzera indossando la divisa ufficiale della nazionale, in una competizione Uefa fa sempre un certo effetto. E poi avevo anche segnato un gol contro la Slovenia vincendo per 1-0…”.

Nel calcio regionale tantissimi gol ovunque. Ne esiste uno che ricordi più di altri?

“Una punizione contro il Monte Carasso nell’anno della salvezza con i Carassesi. Ma anche la doppietta nella vittoria della Supercoppa in un Giubiasco-Sementina… ma forse quello più significativo ed emozionante: il ritorno al gol lo scorso anno dopo l’infortunio (pallonetto e vittoria per 1-0)”.

Tanti anche gli allenatori incontrati. Chi quello che ti ha lasciato di più?

“Ho sempre avuto un ottimo rapporto con tutti gli allenatori. Ognuno di loro mi ha dato qualcosa, chi più chi meno. Ho avuto anche grandi amici come allenatori. Non vorrei fare un torto a nessuno… ma dico Danilo Baranzini: è stato l’allenatore che mi ha praticamente lanciato nel calcio regionale e mi ha fatto scoprire il mio vero ruolo. Un grande intenditore di calcio”.

E il compagno più rappresentativo?

“Quando sono andato via da Giubiasco, ho fatto la scelta di giocare praticamente per il gruppo e con gli amici di sempre. Sarebbe quindi scontato fare nomi. Ogni tanto ripenso però agli ultimi 20 anni di “carriera” calcistica dove posso vantare di aver giocato con calciatori rappresentativi, con esperienza di lega nazionale come: Mangiarratti, Pit, Ianu, Rotanzi, Di Benedetto, Mira, Sergio Zanetti (fratello di Javier dell’inter). Nel mio piccolo, posso essere contento della mia “carriera calcistica”.

Nel futuro di Michele Tundo ci sarà ancora il calcio?

“Sicuramente, anche perchè non riuscire a restare senza calcio. Non appenderò del tutto le scarpe al chiodo ma porterò la mia tessera in una squadra di Seniori (Sementina). Poi in futuro chissà, magari potrei decidere anche di allenare. Ho già ricevuto qualche proposta… ma per il momento l’unico impegno è andare a vedere i miei figli che hanno iniziato a seguire le orme del padre…”.

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