Il calcio che non c’è Mou

Calcio, Editoriali, Off topic

Autore redazione

16 Gennaio 2024

Improvvisamente era arrivato, improvvisamente se ne va. Nessuna magia. Perché non esiste nessuna bacchetta. “La gente pensa che io mi chiami José Harry Potter Mourinho”, l’ultima uscita degna del suo personaggio. E forse, a svegliare la proprietà della Roma è stata proprio la dilussione del proprio allenatore, chiamato forse per fare i miracoli, che a Roma viene tradotto con vincere.

L’entrata e l’uscita di scena di José Mourinho a Roma si somigliano. O forse sono identiche, basta cambiare il significato delle lacrime dei tifosi. Se nel maggio del 2021 il blitz dei Friedkin aveva commosso un popolo che di calcio si nutre, il gennaio del 2024 riserva tristezza e smarrimento. Pur nelle difficoltà, Roma ha stretto Mourinho e Mourinho ha stretto Roma. L’ha difesa, la sua squadra, come nessuno ha fatto dopo la finale persa di Europa League. L’ha trascinata al successo in Conference a Tirana: un trofeo che sembrava poter dare il via a un ciclo ricco di soddisfazioni. Di nuovo Special in una piazza speciale, che ti schiaccia se non reggi la pressione, che ti stritola se non ripaghi amore e passione.

Il business americano, però, non fa sconti a nessuno. Benvenuti nel nuovo calcio, dove sentimenti ed emozioni non contano niente. Giusto o sbagliato che sia, perché anche la storia può essere ri-scritta. E a Roma lo sanno bene. Da un “non ti voglio Mou” a un altro – meno scontato – colpo di scena: a raccogliere l’eredità di Mourinho sarà Daniele De Rossi, quel ‘capitan futuro’ figlio della città. Figlio di Roma e della Roma. Quel capitan futuro che più che capitano sarà chiamato a capitanare una barca in procinto di affondare.

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