Di Omar Gargantini
È finita con un eloquente 4-0 al Basilea. È finita con il record di punti. È finita con l’addio a Cornaredo e a Mattia Bottani, ultimo baluardo di un Lugano che ormai non c’è più. È stato un giorno che resterà nella memoria di tutti, alla fine un giorno soprattutto di festa per la quinta qualificazione consecutiva all’Europa ma anche di malinconia.
È finita infatti anche con un terzo posto che deve accontentare ma che a pensarci bene non accontenta. Nell’anno in cui Basilea è YB, ma pure Servette e Zurigo, hanno fatto che peggio era impossibile, i bianconeri non sono comunque riusciti a migliorarsi. Capiterà un’altra occasione così? Per questo dico che la stagione appena finita è da 4.5. Al massimo, tenuto conto che già ad agosto erano evaporati due obiettivi dichiarati su tre.
Croci-Torti fa bene a gonfiare il petto per la regolarità ai vertici (che nessun altro può vantare nell’ultimo quinquennio) ma in cuor suo sa che questa è soprattutto un’annata di rimpianti. Per quel che avrebbe potuto essere ma che per tanti motivi non è stato.
Ora si può staccare qualche settimana e a metà giugno si ripartirà. Con una nuova casa e il sorteggio del Q2 di Conference. Sperando che la società sfrutti l’onda lunga dell’AIL Arena per alzare il tiro e puntare all’unico obiettivo plausibile per trasformare cento giorni da pecora in uno da leone. Detto altrimenti: per riportare il titolo in Ticino e proiettare per davvero questo nuovo Lugano, ricco, strutturato e ora pure con uno stadio gioiello in una nuova dimensione.







