*A cura di Omar Gargantini
Era stato annunciato come un autentico crac. Nonostante un gravissimo infortunio. Ahmed Kendouci era stato annunciato disponibile, con ottimismo evidentemente esagerato, già per settembre, dopo il primo slot dedicato alle nazionali. Poi è diventato ottobre. Quindi novembre. Una breve comparsata nel finale di girone d’andata in effetti c’è stata, ma nulla di realistico e attendibile. Briciole: nella convinzione/certezza che il suo momento sarebbe arrivato nel 2026.
Perché avrebbe finalmente potuto svolgere la preparazione con i compagni a Benidorm e perché si continua a ripetere che è forte. Molto forte. Peccato che i fatti stiano dicendo altro: nonostante due vittorie agevoli (sul 5-1 a Lucerna e sul 3-0 sabato già alla pausa), il centrocampista algerino continua a rimanere staccatissimo nelle gerarchie di Croci-Torti. All’esordio si è visto nel finale, col Winterthur invece è rimasto in panchina. Finora il bilancio recita 3 presenze per complessivi 34 minuti. Non è un caso, ma rimane un mistero. Giocatore con gamba e propensione agli inserimenti, a oggi non sembra pronto per rimpiazzare Bislimi o Grgic senza alterare gli equilibri, rispetto a Belhadj ha meno furore e forse anche il modulo non lo agevola, lui che ha caratteristiche da interno più che eventualmente da trequartista per surrogare Steffen.
Fin qui Kendouci se n’è rimasto tranquillo senza far polemiche, ma con un mondiale sullo sfondo da provare a guadagnare, è inevitabile che scalpiti. Croci-Torti continua a coccolarlo a parole e promette che arriverà anche il suo momento. Succederà davvero tenendo conto che il Lugano sembra una macchina perfetta?







