La formazione titolare. Moncada e Kendouci. Poi gli altri. Aspettando che vengano riempite le caselle ancora vuote (inderogabili i back up di Zanotti e Behrens) e che qualcosa si muova ancora.
Per adesso il nuovo Lugano assomiglia anche troppo a quello vecchio e Croci-Torti si fida di chi conosce. Ma un paio di novità si sono perlomeno intraviste nella notte che ha promosso l’AIL Arena più che l’esordio stagionale. Moncada infatti ha palesato lampi da fuoriclasse, prima quinto di destra e poi centravanti insomma in ogni caso fuori ruolo. L’honduregno quando strappa sembra immarcabile, ha piedi e personalità ed ha pure centrato una traversa clamorosa. A 18 anni ha tutto per sfondare, Pelzer (o Heitz, in fondo non lo sapremo mai ma non è così importante) pare proprio aver fatto bingo.
E poi, meglio tardi che mai, anche Kendouci è sembrato un altro, dopo le sofferenze, gli stenti e e le difficoltà di una prima annata da incubo perché condizionata dal gravissimo infortunio con cui era arrivato a Cornaredo. Il centrocampista algerino è entrato benissimo in partita ed ha forse quel che manca a quasi tutti i suoi compagni di reparto: la capacità cioè di trovare la giocata in verticale partendo dalla trequarti. Da rivedere, ovvio, ma se fosse davvero quello ammirato nel quarto d’ora di ieri soprattutto da riproporre.
Piano piano dunque qualcosa si muove, anche se è esageratamente presto per fare previsioni e proiezioni sul medio figurarsi sul lungo termine. Intanto c’è da vincere la prima in campionato e poi soprattutto c’è da andare in Kosovo mercoledì a regalarsi il Q3 di Conference: uscire con questo avversario sarebbe imperdonabile. Perché ieri pur avendo nel finale rischiato l’1-1 doveva finire comodo 4-0.
PS chi sognava le Faroer ripassi tra un anno, al Q3 si andrà in Slovenia, a meno di cataclismi. Ma a Capodistria senonaltro c’è il mare.







