Federico Bisazza, 24 anni, classe 2001, è pronto a nuova nuova avventura. Separatosi da poco dall’Itala, l’ex Lugano, Morbio e Balerna sta attendendo la chiamata giusta dopo le esperienze italiane con l’Albenga in Serie D e, appunto, l’Itala.
Partiamo dalle origini: cosa ti ha fatto innamorare del ruolo del portiere quando eri bambino?
“Ho iniziato a giocare da piccolino, quando avevo 5 anni. Non c’è stato un motivo preciso per cui ho scelto di fare il portiere. Ricordo il primo momento in cui mi sono messo fra i pali: un open day della squadra del mio paese. Appena entrato in campo mi sono messo in porta e da lì non sono più uscito. Ormai sono cresciuto con lei”.
Un colpo di fulmine?
“Sì. Possiamo dire che è stato un colpo di fulmine”.
Al Lugano U21 hai vissuto un ambiente di alto livello: cosa ti ha lasciato quella esperienza nella quotidianità degli allenamenti?
“Sono stato nel Lugano tre stagioni, iniziando in U21 fino ad arrivare ad allenarmi in Prima Squadra. È stato un percorso formativo importante, ricco di sacrifici. Abitavo distante: due ore di strada ogni giorno. Ma rifarei tutto.”
Cosa ti ha fatto crescere di più?
“Il confronto con portieri e calciatori di altissimo livello. Sono maturato umanamente e calcisticamente. Ho imparato cosa significa dedizione e disciplina per raggiungere un obiettivo. Dare il massimo, spingersi oltre per migliorare”.
C’è un allenatore in Ticino che ti ha segnato particolarmente?
“Ne ho avuti diversi molto bravi. Se dovessi sceglierne uno su tutti, direi Luca Redaelli: un preparatore completo, che lavora su tutti gli aspetti, anche mentali. Grazie a lui ho potuto migliorare tutto: dalla tecnica della parata al gioco con i piedi, fino alle uscite alte. Ma voglio citare anche Alberto Cecchetto e Alessio Caracciolo, allo stesso modo importanti per la mia crescita”.
In Italia hai respirato un calcio diverso rispetto al Ticino: quali sono le differenze più evidenti per un portiere?
“La mia esperienza più importante è stata la stagione e mezza ad Albenga in Serie D. In Ticino si lavora in modo molto completo, alternando esercizi tecnici analitici e situazionali, che riflettono le dinamiche di partita. In Italia invece si spinge di più sulla parte fisica abbinata alle parate, con meno attenzione alla tecnica pura della parata.”







