da Riccardo Vassalli | Feb 22, 2019 | Calcio, Off topic
Milano, 21 febbraio 2019. Inter-Rapid Vienna, primo turno di eliminazione diretta di Europa League. Partita di ritorno.
L’Inter di Luciano Spalletti si presenta a San Siro dopo la vittoria in campionato contro la Sampdoria. Ancora senza Icardi, di nuovo in tribuna dopo essere stato declassato da capitano. Da icona a separato in casa. Misteri, fascino, caos di un calcio incomprensibile. Eppure, senza ‘Maurito’ l’Inter ha sempre vinto. Sarà felice Spalletti, che sembra non risentire della mancanza del suo numero nove. Saranno felici i tifosi, contenti di poter infierire ancora di più nella “lotta” social con la moglie-procuratrice Wanda Nara. Sarà contento Marotta, vero ‘giudice’ nell’intrigata vicenda nella soap-opera in salsa neroazzurra.
Almeno sul campo, l’Inter ha saputo essere più forte delle vicende interne. Mica semplice con i media sempre pronti a sparare a zero sulla vicenda più chiacchierata d’Itali. Lo ha fatto facendo quadrato, ricercando la serenità anche grazie attraverso il carisma e la leadership di giocatori chiave, che il neroazzurro lo hanno nel sangue. Fascia da capitano o meno.
Chi ha vissuto la (quasi) identica situazione di Icardi è Andrea Ranocchia, a cui è spettato l’arduo compito di ereditare la fascia di capitano dal braccio di Javier Zanetti, l’interista per antonomasia. E chiamalo poco. Ranocchia lo ha fatto nel limite delle sue capacità, spesso deriso e sottovalutato grazie all’ondata di commenti dispregiativi giunti tramite social. Ha avuto bisogno di ritrovarsi: via la fascia per darla a Icardi, poche, pochissime presenze in campo e via per un’esperienza di pochi mesi in Inghilterra che suonava più come un viaggio per ritrovarsi che come castigo.
Eppure, da quando è stato delegittimato non ha mai aperto bocca. Mai un ‘cip’ di protesta, mai una parola fuori posto. Atteggiamento che la tifoseria neroazzurra ha gradito, apprezzato e riconosciuto idolatrandolo appena si presentava l’occasione.
Dopo uno spezzone di match da prima punta (!) contro il Bologna, “The Frog” è tornato in campo contro il Rapid Vienna e lo ha fatto firmando il gol del 2-0, prendendosi l’abbraccio sintomatico dei compagni e gli applausi, meritati, dei suoi tifosi. Ci piace pensare che la rete di Ranocchia non sia un caso del destino, ma figlia di una situazione che deve essere presa da lezione per Mauro Icardi. Cose che capitano. O cose da capitano…
da redazione | Gen 8, 2019 | Calcio, Editoriali, Off topic
Buon primo compleanno, caro Laborsport
Esattamente un anno fa vedevi la luce dopo settimane di prove generali, mesi di pensieri e ripensamenti. 365 giorni fa, con timidezza e determinazione, ti affacciavi sul web con degli obiettivi precisi e mirati. Sei stato creato per dare voce e spazio a tutti i protagonisti del nostro Ticino sportivo, poi sei cresciuto così in fretta che la ‘malattia’ per il calcio ha fatto sì che diventasse la categoria preferita.
Per chi scrive, oggi è un giorno felice. Perché al classico “tirare le somme” vede superati gli obiettivi iniziali, vede un seguito in costante aumento e soprattutto vede che sei apprezzato per quello che sei.
Diciamocelo chiaramente, senza l’affetto dei fedelissimi e l’afflusso degli “occasionali” era dura arrivare allo spegnimento della prima candelina. Eppure, ci siamo arrivati.
Ci siamo arrivati con nottate spese a decidere la linea editoriale e commerciale, con oltre 1670 articoli inseriti e migliaia di foto scattate in giro per il Ticino. Ci siamo arrivati con l’aiuto di chi ci ha sempre sostenuto e spinti dalla forza di chi non ha creduto in noi da subito.
Essere arrivati a oggi ci dà la forza e le energie di continuare a pubblicare per voi i contenuti, che siano mere news, interviste e semplici approfondimenti. Essere arrivati a oggi era solo il primo di tanti obiettivi ancora da centrare.
Caro “Labor”, in nemmeno 365 giorni hai saputo catalizzare l’attenzione di centinaia di migliaia visitatori, ma se c’è un passo di cui devi andarne fiero è il raggiungimento di una collaborazione giornalistica con La Regione, lo storico quotidiano del Canton Ticino. Ben pochi siti indipendenti sono riusciti a fare lo stesso…
In questo giorno speciale, ci tengo a ringraziare di cuore gli sponsor, le società e gli allenatori che hanno deciso di collaborare con noi in questa stagione. Ma sopratutto, ci tengo ad abbracciare forte chi ha lavorato, lavora e lavorerà dietro le quinte per continuare ad offrirvi “l’informazione come la desideri”.
Buon compleanno, caro Laborsport.
Riccardo Vassalli
da Riccardo Vassalli | Dic 17, 2018 | Calcio, Off topic
Chi ha letto l‘articolo dedicato a Sandro Tonali avrà facilmente intuito che la trasferta al Rigamonti di Brescia non è stata una scampagnata qualunque. No. La trasferta per assistere a Brescia-Lecce, ospiti del generoso Alessandro Martinelli, oltre ad averci fatto ammirare il talento del baby fenomeno che fa girare la testa alle big, ci ha fatto fare un tuffo nel passato. E adesso vi spieghiamo perché…
Chi ci conosce lo sa, chi non ci conosce lo avrà intuito e chi non lo ha intuito lo scopre ora. Chi scrive per Laborsport scrive con il cuore. O comunque ci prova. Il nostro calcio regionale è pieno di “gente di cuore“ e questo è solo uno dei motivi per cui ne siamo follemente innamorati. Per “gente di cuore“, giusto per intenderci, etichettiamo tutte quelle persone che di calcio, in ogni sua forma, si nutrono e ci vivono. Non in termini economici, ovviamente…
La nostra “malattia“ di calcio è insorta molti anni fa. Lo abbiamo capito quando il gioco del Fantacalcio sembrava avere il sopravvento sulla realtà. Sì, la nostra quotidianità era composta principalmente dal fantacalcio: i voti errati, gli sfottò tra amici, le aste alla scoperta di talenti e quelle guerre per assicurarsi il difensore goleador. Dai, chi più chi meno, tutti abbiamo un Mario Yepes di turno a cui siamo stranamente legati.
Un tuffo nel passato, dicevamo. Dei 22 in campo in Brescia-Lecce tre nomi ci hanno messo i brividi. A tanti non diranno nulla, ai nostalgici invece faranno scappare un sorriso. Cesare Bovo, Daniele Gastaldello e Fabio Lucioni. Aggiungiamoci gli allenatori Corini e Liverani ed è impossibile non avvertire un senso di nostalgia. Tutta gente che nel corso degli anni abbiamo avuto nella squadra del fantacalcio. E che quindi, per noi “gente di cuore“, ha un posto speciale nei nostri cuori.
Tralasciamo le qualità tecniche e l‘età che mette a dura prova ginocchia e caviglie di chi nei campi di Serie A ha fatto sognare, ma anche arrabbiare, gente come noi. Ci perdonino i tifosi leccesi, condannati alla sconfitta da una rete al 92‘, ma per noi la trasferta di Brescia rimarrà indimenticabile.
Perché? Perché il destino è stato benevolo e ci ha permesso di assistere al gol nel finale firmato da Daniele Gastaldello. Sì, proprio quel Gastaldello che ogni “maledetta domenica“ ci dava serenità e ci faceva sognare.
Dedicato a A.T e a tutte quelle persone che del Fantacalcio ne hanno sempre fatto una ragione di vita.
da redazione | Dic 17, 2018 | Calcio, Off topic
Su Laborsport.com, soprattutto nel corso della sosta invernale, capiterà (forse) di imbattersi in argomenti o parlare di personaggi che con il calcio regionale c’entrano poco. È stato il caso del cantate Carl Brave la scorsa settimana e oggi tocca a Sandro Tonali.
Alzi la mano chi non ha sentito parlare di Tonali negli ultimi mesi. A chi segue il calcio della vicina Penisola difficilmente suonerà nuovo questo nome, visto che il centrocampista classe 2000 di proprietà del Brescia (Serie B) è stato convocato nella Nazionale italiana dal CT Roberto Mancini per l’amichevole del 20 novembre contro gli Stati Uniti.
90′ di panchina e nulla di più, verrebbe da dire. E chiamalo nulla… Nella sua Brescia, dove ha giganteggiato nelle giovanili, lo chiamano “il nuovo Pirlo”. E, in effetti, a vederlo dal vivo sembra avere più di una caratteristica in comune con il celebre centrocampista di fama mondiale.
Il talento di Tonali non lo scopriamo di certo noi, macché. Però lo abbiamo seguito da vicino ieri, domenica 16 dicembre, in occasione del big match di Serie B tra il ‘suo’ Brescia e il Lecce targato Fabio Liverani. Come sottolineato da più di uno spettatore presente al Rigamonti, non si è trattato del miglior match di sempre del talentino di Lodi, ma il suo tocco di palla, la visione di gioco da extraterrestre, la pulizia nei gesti tecnici, la capacità di un veterano di imporsi fisicamente, la corsa dosata di chi sa che le energie deve spenderle per servire i compagni, l’esperienza da veterano nonostante i soli 18 anni, ci hanno davvero impressionato. E ci sarà un motivo se sia Suazo prima che Corini dopo lo hanno sempre schierato dall’inzio senza (quasi) privarsene mai.
Le sirene di Juventus, Inter, Milan e Chelsea sono già suonate. Resterà al Brescia e al calciatore decidere il destino e quanto incassare. Se sono rose fioriranno…, si dice. Noi intanto ci godiamo il baby talento che al primo anno in Serie B ha già fatto girare la testa a le big europee.
da Riccardo Vassalli | Dic 5, 2018 | Off topic
Di Riccardo Vassalli
ROMA – In Italia, a Roma in particolare, è conosciuto come Carl Brave: all’anagrafe Carlo Coraggio. Sta scalando le classifiche di tutte le piattaforme musicali grazie ai due dischi sfornati in meno di 365 giorni l’uno dall’altro: Notti Brave e Notti Brave (after), il sequel uscito da qualche giorno.
Notti Brave è il ritratto della vita quotidiana di ‘Carletto’. “Una serie di immagini – racconta –, di fotografie di tutto quello che, in neanche trent’anni di vita, ho vissuto”.
Carlo è uno di noi: uno che davanti a una tastiera passa più della metà delle sue giornate. “Sto dalle 13-14 ore a produrre e scrivere testi”. Ecco allora spiegato il suo successo, anche se la fama e la gloria non hanno drasticamente cambiato la vita del cantante italiano.
“Resto sempre quello di sempre: un ‘romanaccio’ che ama fare quello che fa e che sogna sempre in grande”. Con le sue canzoni sono migliaia gli adolescenti che sognano e si riflettono in quello che, con inconfondibile accento romano, Carlo canta accompagnato da melodie un po’ indie e un po’ rap.
Sigarette, birre e innamoramenti andati male. Insomma ‘Na mezza luna sorride, ma in verticale’. Che vita è quella di Carl Brave? “I miei testi non si riferiscono tutti all’attualità. Includo anche storie della mia adolescenza. Non sono mica uno depresso, però certe cose lasciano il segno”.
La vita del cantautore, quindi, non è “solo guai”. “No (ride ndr). Mi ritengo una persona felice che fa quello che ama. Di guai, sentimentali e no, ne ho avuti e altri ne avrò”.
Non possiamo chiudere l’intervista a uno dei cantanti più in auge del momento senza una domanda in riferimento al calcio. “A che squadra tifo? Non si è capito che tifo Roma?”. Ci congediamo promettendoci di approfondire la conoscenza “quando vengo in Ticino”. Sì, ma a cantare? “Mica te lo posso dì”. E allora, dai, facciamo finta di “stare pellaria”…