Mercato Pro Daro: Minotti e Da Silva i rinforzi. Cetrangolo verso i Carassesi

Mercato Pro Daro: Minotti e Da Silva i rinforzi. Cetrangolo verso i Carassesi

Due volti nuovi in casa Pro Daro. Alla corte di mister Sulejmani in vista del girone di ritorno si uniscono il portiere Stefano Minotti e l’esterno offensivo Ruben Daniel Ferreira Da Silva. Classe 1992, Minotti arriva dal Sant’Antonino e vanta un’esperienza importante nel calcio ticinese dopo aver difeso le porte, tra le altre, di Minusio, Gambarogno, Carassesi, Sementina e Bellinzona. Classe 1995, per Da Silva – che arriva dall’esperienza con il Ravecchia – si tratta di un ritorno dopo aver in precedenza indossato i colori di Semine, Audax Gudo e Solduno.

Sul fronte uscite, invece, l’unica partenza in casa Pro Daro sembra essere quella del portiere classe 1994 che potrebbe andare a rinforzare la retroguardia dei Carassesi.

2LI: Un anno da protagonista per il Castello

2LI: Un anno da protagonista per il Castello

*Articolo da L’Informatore

Il presidente Enrico Brumana avrà certamente espresso il desiderio di tanti altri successi per il suo Castello nella notte di capodanno. Lo stesso, all’unisono, avranno fatto i componenti dello staff e della dirigenza. Sì, perché guardare all’anno appena concluso delle “caprette” avrà di certo rievocato dolci e splendidi ricordi. È stato, infatti, il classico anno da incorniciare per i biancorossi. Il 2025 dell’AS Castello è stato caratterizzato dall’inseguito e meritato salto di categoria. Dalla Seconda alla Seconda Interregionale senza patire le sostanziali differenze tra i campionati. Più che promesse, quindi, le “caprette” nella prima parte di stagione. Non che fosse in dubbio, a onor del vero. Il segreto del Castello è stato sapersi circondare da giocatori validi, dirigenti più che professionali e uno staff tecnico che ha confermato di essere all’altezza della situazione. Pochi, dunque, i correttivi apportati in estate per regalare a Gioele Croci-Torti una squadra vivace e frizzante dopo la vittoria del campionato in Seconda Lega.

All’organico che si è conteso il “triplete” si sono aggiunti i difensori Nicastri, A. Maestri e Minelli, il centrocampista Cariglia, il fantasista Stojanovic, l’esterno offensivo Felici e il giovane portiere Pomponio dal Team Ticino. L’impatto con la nuova categoria è stato dei più felici: tre vittorie consecutive nelle prime tre, poi due battute d’arresto immediatamente riscattate con un filotto positivo composto da tre vittorie e un pareggio da prima di metà settembre a metà ottobre.

Un calo nel finale d’andata con quattro sconfitte consecutive ha mandato comunque in letargo il Castello con la sufficienza più che meritata. Il bilancio al giro di boa recita 19 punti e il settimo posto in classifica, figlio di sei vittorie, un pareggio e sei sconfitte. 25 le reti realizzate a fronte di 24 incassate.

Quello appena concluso è stata un’annata indimenticabile anche per Mato Cutunic, tra i protagonisti assoluti della cavalcata del Castello. Autore di 20 gol nella passata stagione, il bomber 33enne si è confermato a livelli altissimi mettendo a referto la bellezza di 13 reti in 14 partite nella seconda parte di anno. Rendimento che rende il bomber momò il capocannoniere del girone. In totale sono 33 realizzazioni nell’anno solare. Tanta roba, direbbero i più giovani. Nel 2026, il Castello potrà contare anche su volti nuovi o già visti. Vestirà la maglia biancorossa il portiere Luigi Di Lauro dal Novazzano, i centrocampisti Emin Karabasic dal Morbio e Leonardo Bonsi dal Locarno. Inoltre, tornano a disposizione di mister Croci-Torti dal girone di ritorno il capitano della promozione Dario Lagrotteria e il centrocampista Filippo Maestri.

*Edizione del 2 gennaio 2026




Sprint Malcantone, a tre punti dalla vetta è lecito sognare. Pres Saccomanno: “Crediamo nel lavoro e abbiamo valori importanti”

Sprint Malcantone, a tre punti dalla vetta è lecito sognare. Pres Saccomanno: “Crediamo nel lavoro e abbiamo valori importanti”

Il 2026 del Malcantone inizia con tanto entusiasmo e voglia di continuità. Il club del presidente Ivo Saccomanno ha chiuso la prima parte di stagione in Seconda Interregionale ai piedi del podio alle spalle di Gambarogno, Rotzreuz e Locarno. Sono solo tre, però, i punti che dividono i rossoneri di Omar Copelli dalla vetta. Se il bilancio è indubbiamente positivo, il ridotto margine dalla vetta consegna ulteriori motivazioni in vista del ritorno. Ne abbiamo parlato con il presidente.

Pres, grande girone d’andata del Malcantone. È stato fatto di più o siete in linea con quanto preventivato?

“Abbiamo fatto sicuramente un girone d’andata importante. Non ti nascondo che era l’obiettivo che avevamo preventivato. Società, staff e squadra volevano rimanere attaccati alla vetta per affrontare un girone di ritorno con forti motivazioni”.

Programmazione, visione e competenze su più livelli. Sono questi i segreti del Malcantone o c’è altro che è giusto citare?

“Programmazione, visione e competenze sono sicuramente importanti, ma senza le persone che ci mettono tanta passione sarebbe quasi impensabile poter ottenere dei risultati per una realtà come la nostra. Siamo un gruppo di lavoro “fantastico “ che ormai da anni è consolidato con una visione chiara che crede molto nella continuità del lavoro”.

A tre punti dalla vetta è lecito sognare?

“Sicuramente. Noi continueremo con lo stesso entusiasmo, certi di avere una squadra con valori importanti. D’altronde, abbiamo dimostrato di potercela giocare alla pari contro chiunque”.

Chiuso con un filotto di cinque vittorie filate. Quanto conta per l’umore?

“È stato un inizio di girone d’andata un po’ altalenante, dove le prestazioni hanno raccolto meno di quanto avrebbero meritato. Sicuramente le cinque partite vinte consecutivamente ci hanno permesso di poter rimanere attaccate al gruppo di testa e poter ripartire con entusiasmo”.

Ticinesi protagoniste, sarà una del nostro Cantone a fare il salto secondo te?

“Bello e motivante vedere che il calcio ticinese sta crescendo. Direi che tutte le ticinesi hanno fatto benissimo. Molto difficile pronosticare chi alla fine la spunterà. Spero possa essere una ticinese, anche se il Rotkreuz mi è sembrata una squadra molto solida e ostica”.

Un messaggio alla squadra: cosa chiede ai suoi per il resto della stagione?

“Massimo impegno e gioia di giocare”

Baldo Raineri, dalla gavetta al sogno: “Nulla è regalato. Attendo un’opportunità e continuo a studiare”

Baldo Raineri, dalla gavetta al sogno: “Nulla è regalato. Attendo un’opportunità e continuo a studiare”

Nella lista dei buoni propositi per l’anno nuovo di Baldo Raineri c’è tanto calcio. C’è tanta voglia di tornare in panchina dopo aver fatto un passo indietro nell’esperienza a Paradiso. Scalpita, Baldo. Anche durante le feste natalizie, Baldo studia, si informa, guarda, osserva e prende appunti. È il segreto per rimanere al passo con i tempi dopo una carriera soddisfacente sì, ma non priva di ostacoli e difficoltà. 

Paradiso, Bellinzona, Chiasso, Vllaznia (Albania), Biaschesi, Mendrisio sono solo alcune delle tappe di un’avventura che ha conosciuto il vero sapore della gavetta: dalla Quinta Lega al professionismo. Tra una partita e l’altra da guardare, abbiamo incontrato Baldo Raineri per due chiacchiere sincere. 

Mister Baldo, il suo percorso nel calcio non è mai stato semplice. Da dove nasce questa consapevolezza?

“Il mio percorso nel calcio non è mai stato semplice, e non lo dico oggi per cercare giustificazioni. Lo dico perché è la verità. Se oggi posso guardarmi indietro con lucidità è perché so quanta strada ho dovuto fare per inseguire un sogno che avevo fin da bambino: riuscire a fare qualcosa di importante nel calcio che conta”.

Lei non è stato un grande calciatore. Quanto ha inciso questo nel suo cammino?

“Non sono mai stato un grande calciatore, e lo riconosco senza difficoltà. Non avevo la testa giusta per diventarlo. Ma proprio per questo, quando nel 1990 ho iniziato ad allenare, ho capito subito che quella sarebbe stata la mia strada. Da lì mi sono prefissato un obiettivo chiaro, sapendo che sarebbe stato complicato, forse più per me che per altri”.

Qual è stata la difficoltà più grande nel conciliare calcio e vita privata?

La difficoltà principale non è mai stata solo sportiva. Non ho mai potuto dedicarmi completamente a questo lavoro. Avevo già una famiglia numerosa, delle responsabilità vere. Non potevo permettermi di inseguire il calcio mettendo a rischio ciò che veniva prima di tutto: la mia famiglia.

Come ha gestito, concretamente, questo doppio ruolo?

“Nei dilettanti, soprattutto all’inizio, i guadagni non bastano. In Svizzera il costo della vita è alto e quindi ho fatto quello che fanno in tanti ma che pochi raccontano: di giorno lavoravo per mantenere la famiglia, la sera e nei fine settimana allenavo, studiavo, cercavo di far crescere questo sogno. È stato un percorso duro, fatto di rinunce, di stanchezza, di equilibrio costante tra dovere e passione. Non sempre è stato facile, ma non ho mai mollato”.

Essere un emigrato e non aver avuto una carriera da professionista ha inciso sulle opportunità?

“Sì, molto. Essere un emigrato e non aver fatto il professionista nel calcio svizzero ha reso il cammino ancora più complesso. La mia idea di calcio è sempre stata un po’ scomoda, forse diversa. Non migliore o peggiore, semplicemente diversa. E la diversità, in certi contesti, non è facile da accettare. Questo ha reso il mio percorso molto difficile, a tratti davvero pesante”.

Quando arriva il professionismo, cosa cambia davvero?

“Quando sono arrivato nel professionismo sono arrivate anche le scelte più delicate. Ho dovuto fare corsi, sacrifici economici, rinunce importanti. Ho messo anche in difficoltà la mia famiglia, ed è una cosa che non dimentico. È stato un colpo di coda, perché non riuscivo a smettere di pensarci. Quel sogno era diventato parte di me, il mio pensiero principale”.

L’esperienza in Albania è spesso citata come una delle più significative. Perché?

“Paradossalmente, pur non parlando la lingua, lì ho trovato apertura e fiducia. È stata un’esperienza bellissima. A distanza di anni, quando sono tornato, mi hanno accolto con grande affetto. La squadra che allenavo, il Vllaznia, dopo il mio periodo ha ottenuto risultati importanti, ha vinto Coppe d’Albania, ha fatto esperienze europee. E ancora oggi si ricordano del lavoro fatto, dell’identità di gioco costruita in quel periodo. Questo per me è motivo di grande orgoglio”.

In Svizzera, invece, il tema delle lingue resta centrale. Come lo vive?

“Capisco l’importanza delle lingue, non la nego. Ma quando diventano l’unico criterio di selezione, il rischio è quello di mettere in secondo piano competenze, merito ed esperienza. Il fatto di non parlare francese e tedesco mi ha confinato all’ambito ticinese”.

Questo la rattrista?

“Sì, ed è forse l’aspetto che mi pesa di più. Il calcio, anche qui, è ormai multiculturale. Alleno giocatori che arrivano da altre regioni della Svizzera o da altri Paesi e che non parlano la lingua. Per questo faccio fatica a capire perché non possa avere l’opportunità di dimostrare, anche fuori dal Ticino, davvero ciò che posso dare. Non tanto per i “no” ricevuti, ma per il non poter mettere da parte certi scetticismi e giocarmi fino in fondo le mie carte”.

C’è rabbia in queste parole?

“No. C’è rammarico, sì, e anche un po’ di tristezza. Ma soprattutto c’è lucidità. Il mio percorso mi ha insegnato che nulla è dovuto e che ogni passo va guadagnato”.

Cosa la spinge ad andare avanti?

“Non mi arrendo. Continuerò a lavorare, a studiare, a migliorarmi. Credo nel calcio come cultura, come identità, come condivisione. Aspetto altre opportunità, se arrivano le affronterò con gratitudine e responsabilità. Se non arriverà, avrò comunque la serenità di sapere di aver dato sempre tutto me stesso, senza scorciatoie e senza rimpianti”.

Mercato: Colpo Novaresi per l’attacco dei Carassesi

Mercato: Colpo Novaresi per l’attacco dei Carassesi

Manca ancora l’ufficialità da parte del club, ma dubbi non sembrano essercene più. Come anticipato da Chalcio nella giornata di ieri e “ufficializzato” via social dal giocatore, Federico Novaresi è un nuovo giocatore dei Carassesi. L’attaccante classe 2001 lascia quindi il Cadenazzo per cercare di dare il suo contributo alla squadra di Sümer nella corsa alla promozione. Nella prima parte di stagione, Novaresi ha messo a segno quattro reti.

La scorsa stagione ha chiuso il campionato di Seconda Lega con dieci centri all’attivo. In precedenza ha indossato le maglie di Taverne e Gambarogno. Nella stagione 21-22 si è laureato capocannoniere di Seconda con la maglia del Cadenazzo.