Dopo la Pro Daro, anche l’Intragna prende posizione in merito al caso dello schieramento irregolare di giocatori non tesserati dal Moesano. In una lettera raccomandata inviata in FTC e alla nostra redazione, l’Intragna alza la voce e non le manda a dire. “Il recente caso dei tesseramenti irregolari emerso rappresenta, al di là del singolo episodio, un segnale allarmante sul modo in cui la Federazione Ticinese di Calcio interpreta il proprio ruolo di garante della regolarità e della credibilità delle competizioni”, si legge.
“A fronte di un’irregolarità protratta nel tempo, con evidenti ripercussioni sulla parità competitiva, la scelta di limitarsi a una sanzione minima e sostanzialmente simbolica trasmette un messaggio chiaro: violare le regole può convenire, perché le conseguenze sono contenute e gestite con discrezione. Questo è inaccettabile per tutte le società che, con fatica, si attengono scrupolosamente alle norme sui tesseramenti e sull’organizzazione sportiva”, continua la nota del club.
E ancora: “Ancora più grave è la mancata pubblicazione della decisione disciplinare. Tenere nascosti atti di tale rilevanza significa sottrarli al controllo delle società e dell’opinione pubblica, alimentando il sospetto di protezioni, trattamenti di favore e decisioni “a porte chiuse”. Una federazione che non rende trasparenti le proprie decisioni rinuncia volontariamente alla propria autorevolezza e mina la fiducia di chi dovrebbe rappresentare”.
Le società che rispettano i regolamenti “non possono continuare a essere trattate come spettatrici passive di un sistema in cui chi sbaglia viene, di fatto, tutelato più di chi si comporta correttamente. È un capovolgimento pericoloso dei principi di giustizia sportiva: chi investe tempo, risorse e professionalità per fare le cose in regola si ritrova esposto al rischio di essere penalizzato in campo da chi si avvantaggia dell’irregolarità, coperto da sanzioni blande e da una comunicazione opaca”.
Alla luce di quanto esposto, l’Intragna chiede alla FTC di:
“Rendere pubbliche e integralmente motivate le decisioni disciplinari; applicare sanzioni realmente proporzionate alla gravità dlele violazioni, soprattutto quando incidono sulla classifica e sulla lealtà delle competizioni; dimostrare nei fatti e non solo a parole, di voler tutelare le società che le regole le rispettano”.
In assenza di un cambio di rotta “netto e visibile, il messaggio che continuerà a passare è che nel calcio regionale non vince la correttezza, ma l’abilità nel muoversi nelle zone grigie protette dal silenzio delle istituzioni”.







