Le emozioni di certe esperienze contano più del risultato fine a sé stesso. O almeno, la certezza è che rimangono tatuate sulla pelle e nella memoria di chi le ha vissute. Carlo Lucchini è perfettamente consapevole che il suo gruppo di Allievi A Youth League ha vissuto una parentesi pasquale che mai dimenticherà. L’appena concluso torneo internazionale all’ombra dei castelli è stato indubbiamente un banco di prova importante per i giovani granata.
Per Lucchini, bellinzonese e allenatore della squadra che il torneo l’ha vissuto da dentro, il senso dell’esperienza è chiaro. “È stata senza dubbio una bellissima esperienza, di quelle che restano nel tempo. Un ricordo importante e allo stesso tempo arricchente, che i ragazzi porteranno con sé per tutta la vita”.
Quale l’aspetto che l’ha soddisfatta di più?
“Sicuramente il fatto di aver tenuto testa a squadre di questo livello, nonostante i risultati non siano stati a nostro favore. La squadra ha lavorato molto bene insieme, dimostrando grande compattezza, soprattutto nella fase difensiva”.
Per un bellinzonese come lei, era fondamentale riportare un torneo così prestigioso?
“Certamente. Parliamo di uno dei tornei più importanti a livello europeo, quindi poter partecipare e competere con squadre di questo calibro è motivo di grande orgoglio, sia a livello personale sia per tutta la realtà del settore giovanile dell’AC Bellinzona. È stato bellissimo partecipare come squadra di casa e vivere questo evento da protagonisti, anche davanti al nostro pubblico. Un’esperienza che dà valore al territorio e che rappresenta una grande soddisfazione anche per i ragazzi”.
Che tipo di crescita può lasciare un’esperienza del genere, sia sul piano sportivo sia su quello personale?
Un’esperienza del genere fa capire ai nostri giovani che esiste ancora un gap importante da colmare per competere a questi livelli. Allo stesso tempo, però, deve essere uno stimolo: spingerli a lavorare di più, a migliorarsi e a continuare il proprio percorso di crescita”.
Quanto la partecipazione al torneo potrà cambiare faccia alla seconda parte di stagione della sua squadra?
“Mi auguro che i ragazzi prendano consapevolezza del loro potenziale. Se sono riusciti a tenere testa a squadre di questo livello, significa che possono farlo anche nel nostro campionato. Questa esperienza deve dare fiducia e motivazione, permettendo loro di affrontare la seconda parte di stagione con maggiore convinzione e determinazione, con l’obiettivo di togliersi qualche soddisfazione”.
Tra le squadre affrontate o le realtà conosciute, cosa l’ha colpita di più?
“Ogni realtà aveva le sue peculiarità e ci ha lasciato qualcosa. Nei giapponesi mi ha colpito soprattutto la velocità di gioco, la qualità tecnica e la precisione nelle giocate. Nei giocatori del Senegal, invece, è emersa in modo evidente la grande forza fisica e l’atleticità. Il Gent è forse la squadra che più si avvicina a noi come caratteristiche di gioco, ma con individualità di altissimo livello. Per ultimo vorrei complimentarmi con tutto il comitato organizzatore per l’ottima organizzazione e ringraziare tutte le persone che ci hanno permesso di vivere questa bellissima esperienza”.







