La frattura tra un gruppo di arbitri ticinesi e la Federazione Ticinese di Calcio si allarga. Dopo la risposta della FTC e le successive dichiarazioni del presidente Fulvio Biancardi, Emilio Scossa-Baggi e Michele Clerici intervengono nuovamente in qualità di portavoce dei firmatari.
Il punto di partenza è una precisazione: «I due portavoce del gruppo di arbitri firmatari non sono i promotori dell’iniziativa, bensì semplicemente i rappresentanti incaricati di esprimere la posizione dell’intero gruppo».
Secondo i firmatari, la risposta federativa avrebbe spostato l’attenzione dalle contestazioni sollevate alle persone che le hanno rappresentate: «Nessuno ha chiesto il ritorno di Michele Clerici nel ruolo di convocatore. Nessuno ha chiesto di ripristinare il precedente sistema, né intende difenderne eventuali errori o privilegi».
L’obiettivo dichiarato non sarebbe dunque quello di restaurare il passato: «Noi non vogliamo tornare indietro. Vogliamo andare avanti, ma verso un sistema migliore: più trasparente, più collegiale, più uniforme nell’applicazione delle regole e capace di mantenere un rapporto di fiducia con gli arbitri».
La battaglia sui numeri
Uno dei principali punti di contrasto riguarda la consistenza della protesta. Biancardi aveva parlato pubblicamente di un massimo di quindici sottoscrizioni. Il gruppo conferma invece una cifra ben superiore: «Il numero dei firmatari arriva pressoché alla sessantina di arbitri, tra cui la maggior parte attivi e operanti nei campionati di Seconda Lega interregionale, Seconda, Terza e Quarta Lega».
L’elenco, sostengono i portavoce, sarebbe documentabile e verrà sottoposto agli organi superiori: «Sarà messo a disposizione dell’ASF e di Swiss Sport Integrity».
La preoccupazione riguarda anche l’imminente attività agonistica: «I campionati potrebbero riscontrare un grave problema di organico qualora la situazione non venga affrontata tempestivamente da parte della Federazione».
Le designazioni contestate
Il passaggio più delicato riguarda due episodi arbitrali. Il primo è relativo a un’amichevole Under 19 per la quale, secondo la versione dei firmatari, «la società aveva richiesto soltanto l’arbitro centrale e su ClubCorner risultava designato un unico ufficiale di gara».
I portavoce sostengono inoltre che «i due assistenti presenti sul terreno non figuravano nella convocazione ufficiale e neppure nei sistemi» e pongono una serie di interrogativi: «Se la terna era obbligatoria, perché la designazione ufficiale riportava soltanto l’arbitro centrale? Perché non figuravano nei sistemi ufficiali?».
Il gruppo segnala poi un secondo episodio, relativo a una partita ufficiale di Coppa di Seconda Lega interregionale disputata oltre Gottardo. In seguito all’assenza dell’assistente inizialmente designato, sarebbe stata impiegata un’altra persona. Secondo il comunicato, «alla data dell’incontro, tale persona non risultava più arbitro attivo né disponeva di una valida qualifica di assistente, né aveva superato i test atletici».
La contestazione riguarda anche la registrazione ufficiale della terna: «La documentazione ufficiale continua tuttora a indicare come presente l’assistente inizialmente designato, che in realtà non ha partecipato alla gara».
Le prove annunciate saranno trasmesse agli organi competenti: «La composizione effettiva della terna non coincide con quella registrata nel sistema. Le prove saranno trasmesse all’ASF e alla Lega Amatori per la valutazione del caso».
Si tratta di affermazioni formulate dai firmatari, che dovranno ora essere esaminate e accertate dalle autorità sportive chiamate in causa.
«Una sfiducia, non una guerra»
La replica interviene anche sulle dichiarazioni pubbliche del presidente FTC, in particolare sulle frasi «Se vogliono la guerra, l’hanno avuta» e «chi vuole andarsene, se ne vada».
La risposta del gruppo è diretta: «Noi avevamo presentato una dichiarazione di sfiducia, non una dichiarazione di guerra. Un dissenso può essere respinto; difficilmente, però, si ricostruisce la fiducia invitando chi lo manifesta ad abbandonare il movimento».
Respinta anche l’ipotesi di una matrice sessista: «Le nostre osservazioni riguardano atti, decisioni e modalità di gestione e sarebbero state identiche indipendentemente dal genere e dal ruolo della persona che ricopre la funzione».
Confronto fissato per il 25 agosto
Nonostante i toni duri, la porta al dialogo rimane aperta: «Un incontro può avere senso soltanto se destinato a verificare i documenti e i fatti, non a ribadire giudizi già espressi sulle persone».
Scossa-Baggi e Clerici hanno confermato la propria partecipazione alla riunione del Comitato FTC prevista per il 25 agosto. Nel frattempo, la documentazione sarà trasmessa all’ASF e a Swiss Sport Integrity, affinché «le diverse versioni vengano confrontate con gli atti e i fatti a disposizione».
La conclusione sintetizza la posizione dei firmatari: «Le istituzioni non si indeboliscono quando ricevono una critica. Si indeboliscono quando smettono di ascoltarla. Noi abbiamo esposto fatti, richiamato documenti verificabili e formulato domande. Ora chiediamo semplicemente che siano i documenti a parlare».







