“Il suo calcio libero”. La Gazzetta dello Sport celebra così la leggenda Frenz Beckenbauer. Il quotidiano sportivo gioca tra il sacro e il profano per scrivere della morte del Keiser, mischia le note di Battisti con un ruolo che ha perso il suo miglior attore.
Morto lunedì all’età di 78 anni, Beckenbauer ha scritto la storia del calcio tedesco e internazionale. Ha vinto tutto quello che poteva vincere, ha insegnato più di quanto potesse immaginarsi. Per chi scrive, i primi ricordi del Kaieser sono riavvolti in sbiaditi racconti d’infanzia. La tecnologia permette a chi non ha potuto godersi un’altra epoca di calcio di gustarsi imprese storiche, storie da tramandare e miti da scovare.

E così anche chi non ha conosciuto da vicino le due Germanie, può aver ammirato l’eleganza, la purezza, la classe del più forte del mondo. Due palloni d’oro, un Mondiale, un Europeo, 3 Coppe dei campioni, 1 Coppa delle coppe, 1 Coppa Intercontinentale, 5 campionati tedeschi, 4 coppe nazionali da giocatore. 1 Mondiale, 1 Coppa Uefa, 1 campionato tedesco da allenatore. Beckenbauer è stato il calcio e il calcio, all’epoca, è stato Beckenbauer.
A lui sono associati i ricordi e le storie più belle del Bayern Monaco. In molti hanno scoperto cosa vuol dire “stoicismo” grazie alla sua impresa di giocare con la spalla rotta nella “partita del secolo” a Messico 70.

“A Bellinzona incontrammo sua maestà…”.
Solo qualche anno prima, il Kaiser si mise in mostra in Ticino partecipando al torneo pasquale di Bellinzona nel 1964 e nelle edizioni precedenti. Se lo ricorda bene Augusto Gentili, all’epoca portiere della Lazio primavera che vinse nel 1962 sconfisse proprio il Bayern. “Me lo ricordo bene. Frenz aveva 17 anni e 80 polmoni. Spiccava per qualità difensive, corsa ed eleganza. Scoprimmo solo dopo qualche anno di aver visto esibirsi a Bellinzona sua maestà Beckenbauer”, racconta l’ex portiere a La Repubblica.
“Lo ricordo come la maglietta bianca bordata di rosso che come un fulmine attraversava il campo di Bellinzona. Dentro c’era l’astro nascente di uno dei giocatori più forti al mondo”.
Maurizio Canetta lo ricorda al Cdt. Era il 1964, il Bayern di Frenz poi vinse l’edizione. “Tutti ne parlavano in tribuna a Bellinzona. Dicevano che sarebbe diventato un fenomeno. Bhè, direi che avevano ragione”.
E ha ragione anche Gene Gnocchi nel dire che “E chi sei, Beckenbauer?” rimane il complimento più bello che si possa fare a un difensore.







